TITOLO: Le parole che non ti ho letto

AUTORE: Donatello Sibilio

GENERE: Raccolta di poesie

EDITRICE: Self edition

Anno: 2021

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Cartaceo

Donatello Sibilio è un giovane uomo di 42 anni e vive a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi. Un cantautore, come suo padre, che partecipò a Castrocaro all’epoca dei successi di Morandi e che è sempre stato amico di Albano. Donatello ha scritto testi per una band quando era ragazzo. La musica ce l’ha nell’anima.

Lo scopro su Linkedin. Mi affascinano le illustrazioni che sceglie, sono molto incisive, grevi di messaggi e particolari, ermetiche le definirei. Non è, però, quello il medium creativo principale, è solo un contorno per le sue poesie.

Uno dei miei generi preferiti, e per i quali nutro una totale venerazione, è la poesia. Ho letto e leggo da sempre le poesie, da quando a scuola ho incontrato, nella mia vita bambina, “La fontana malata” di Aldo Palazzeschi che mi affascinò con il potere sensoriale ed evocativo della poesia. Sono cresciuta leggendo un libro di poesie al mese, a volte due. Alcune raccolte le leggo e le rileggo come quelle di Garçia Lorca, di Tagore, Prévert e Ungaretti, solo per citarne alcuni, ma la lista è lunga, lunghissima. Non ho poeti preferiti e amo i classici come i moderni e i contemporanei. Insomma, sono una estimatrice e studiosa di poesie e poeti che leggo senza saziarmi.

Quando ho visto che Donatello Sibilio, poeta abusivo in attesa di condono come si definisce lui, scriveva poesie ho cominciato a leggere. Ho letto tre poesie e ho desiderato leggere di più. Così ho comprato la sua raccolta di poesie “Le parole che non ti ho letto”.

Le ho lette, meravigliandomi, commuovendomi, sorridendo e mi sono sentita piena di stupore. Le ho rilette più volte in cerca di emozioni e ne ho trovate tante e ogni volta di nuove. Una continua scoperta tra le sue parole, le sue immagini. Era da tempo che non mi esaltavo così davanti ad un poeta “nuovo”. Così le ho lasciate lì a sedimentare, a percorrere le vie delle parole e ho atteso che si stratificassero in me. Le ho lette di nuovo con l’occhio critico della docente di lingue straniere che deve fare analisi del testo, le ho spulciate in cerca dei segreti della struttura, le scelte poetiche, le figure retoriche, le ho spogliate per guardare le scelte lessicali e sintattiche. Il significato è solo di chi legge, di chi vive le emozioni, i sentimenti, le evocazioni i ricordi e i sogni che le parole di Donatello sanno creare nell’animo.

Ho studiato a lungo la vena poetica e la scrittura di Donatello perché mi stupiva per la sua musicalità, per le scelte di scrittura ardita e sapiente, per il numero incredibile di figure retoriche che reggono le parole e le fanno diventare cofanetti criptici di senso. Una poesia non sofisticata, né artefatta e, quindi, non manchevole della brillantezza del sentimento che è immediato e incontrollabile, come l’emozione. Nemmeno banale o “quotidiana” tipica di chi si lava l’anima e la mette in rima. Una poesia studiata, pettinata, in cui la musicalità fa da padrona. Sembrano canzoni le poesie di Donatello, dove il gioco di parole, le consonanze, le assonanze, le allitterazioni, gli ossimori, le metafore, le similitudini, le sineddoche, le metonimie e molte altre figure retoriche di suono e significato, sono sparpagliate nei testi o si affollano in poche righe.

“Ti ho raccolta in un

angolo,

mi hai gettato in un

angolo,

fottute forme logiche,

illogiche dell’amore

che lasciano spazio alle

prediche…”

 L’ironia, sottile, ma a volte feroce che la pervade, che mescola l’elemento semplice e normale nella liricità di una strofa e la rende cruda, penetrante.

Poche parole per scoperchiare un abisso, per mostrare un dolore, per segnare un’esistenza, per fermare un ricordo o per sollecitare la rabbia, lo sdegno, la compassione, per sottolineare una realtà.

“Non so se lei mi ha

dimenticato,

se mi ha lasciato andare,

o se mi cerca ogni tanto

nella borsa, tra la patente, gli occhiali e

le chiavi.

Nonostante tutto anche i

lampioni

per quanta luce possano

emettere

sono soli,

sa sempre,

per sempre.

per non parlare della coca

cola,

che per quanto sicura di sé,

anche lei prima o poi

cola…”

 Donatello sa accostare parole che appartengono a campi semantici che nessuno mai penserebbe di unire, ma lui lo fa per spingere su un significato che diviene potente, unico: “anima abrasiva”, “la polvere ruvida”, “siamo cuori ripidi e pessimi scalatori”

Verità convulse, spinte dentro poche parole sincopate e turgide di significati.

“…perché si può morire,

anche senza funerale,

e vivere senza essere nati”

 

“Eravamo

coniugazione maledetta di

essere.

Imperfetto come noi,

che abbiamo scelto di

“spegnere”

 

“Misteriosi e vittime del

dubbio,

suole bucate che fingono

di non sentire

il dolore acuto dei sassi.”

L’arte del narrare vista come la capacità di distinguersi, di non entrare nel fango limaccioso del comune, di essere baluardo di valori positivi, di divergenza, di creatività contro ogni uniformità.

“Il mondo è fatto da girasoli

che guardano tutti dalla

stessa parte,

io voglio essere correggiola,

vi guardo tutti da lon-

tano grazie all’arte”

 Donatello usa ogni strumento per rinforzare il suo messaggio, come separare con un trattino e l’andata a capo nella parola “lon-tano” che diviene ancora più spaziata, rendendo ancora più forte la volontà di separazione.

L’amore come soluzione, come potere, come forza, come rispetto degli altri, comprensione, partecipazione, forza empatica e guaritrice.

“Errare è umano?

 Amare no…”

 

Le donne hanno il potere di mostrare la strada, di indicare il cammino all’uomo, custodiscono la vita e la verità.  Le donne semplici, senza finzioni, senza coperture artefatte, libere come la natura le ha create, come la madre che ha in sé tutto il mondo, tutte le verità, tutta la potenza e da sola, può essere guida nel mondo.

“Ho visto il mondo

da dove il mondo non si

vede,

né si sente.

Dalla finestra di mia

Madre.

Ma ho visto tutto ciò che

c’è da vedere.

Girandomi di spalle,

e guardando lei.”

Dalla finestra di mia Madre Immagine tratta dalla pagina Facebook di Donatello Sibilio

Le lacerazioni dell’anima sono raccontate con tale veemenza da fare tremare, con parole che si contrappongono e si ripetono in versi piccoli, compulsivi. Anche queste scelte sono frutto di una volontà poetica possente e di una capacità che io vedo come un dono, non si mette a tavolino Donatello per comporre le sue poesie, ma le legge nell’anima e le riproduce, come vero canto poetico.

“Non tornare più!

rimani per sempre con

me.

Non tornare più perché

È troppo il bisogno di te…

Vattene!

 

Non conosco personalmente Donatello, ma l’ho contattato su Linkedin con un messaggio e abbiamo parlato molto della sua poesia. Io ero così curiosa di capire, di comprendere chi potesse scrivere quelle poesie. Abbiamo parlato a lungo e lui era sorpreso dalle cose che ho trovato nelle sue poesie. Che sono liriche  di valore glielo dicono in molti, e lui un poco è sorpreso perché si sente un poeta abusivo. Non lo è. È davvero un poeta per natura.

Ho avuto l’opportunità di conoscere Donatello, almeno per telefono, e l’ho bombardato di domande e così so tante cose che saranno riportate in una lunga intervista scritta che pubblicherò a breve.

Su Linkedin lo trovate così: poeta abusivo donatello sibilio

Su Facebook: https://www.facebook.com/donatello.sibilio

Su Instagram: https://www.instagram.com/poeta_abusivo_/

Canale You tube: https://www.youtube.com/watch?v=1r8-pr3jfN8

So che quando leggerete le poesie di Donatello sarete piacevolmente sorpresi.

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