L'architettrice

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TITOLO: L’Architettrice

 AUTRICE: Melania G. Mazzucco

GENERE: Romanzo storico

EDITRICE: Einaudi 

 Anno: 26 novembre 2019

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Cartaceo

 

Ho letto questo romanzo perché faccio parte del gruppo di Facebook “Thriller Storici e Dintorni che fa riferimento all’omonimo blog che è stato fondato da Roberto Orsi.
Ogni mese viene proposta la lettura di un romanzo storico, scelto tra una triade e si forma il gruppo di lettura. Su un gruppo chiuso dedicato si condividono, virtualmente, le impressioni, le ricerche, le curiosità che suscita la lettura del romanzo proposto. Le impressioni e i commenti vengono, poi, raccolti in un post sul blog che può essere letto da tutti coloro che lo frequentano.
 
Per il mese di aprile 2021 la lettura scelta era quella del romanzo di Melania G. Mazzucco, L’architettrice.

Ecco  la mia recensione.

Plautilla è la figlia di Giovanni Briccio il Materassaio, artista poliedrico, ma di poca fama, musicista, popolare commediografo, attore e poeta, che visse  nella Roma dei primi cinquanta anni del 1600.

Briccio, di origine plebea, viene snobbato sia dal mondo artistico che letterario, ma non per questo è di basso valore. Solo per questa sua origine popolana non riuscirà mai a emergere, anche perché per la sua arte non amava avere padroni, in un periodo in cui solo chi li aveva e di importanti, come un papa o un nobile, poteva sperare di avere delle commesse e di emergere come artista.

Il padre vede nella figlia Plautilla le potenzialità artistiche e decide di dedicarsi alla sua educazione perché diventi una pittrice. Inoltre, Plautilla è “difettosa” soffre di epilessia e per questo, sarebbe stato difficile per Briccio avere abbastanza dote per trovarle un marito, meglio una vita da artista. Per entrare da donna, nel mondo delle accademie, è necessario dimostrare la propria dedizione rimanendo pure e quindi, vergini.

Intorno a Plautilla c’è il mondo della Roma popolare miserabile e stracciona,  o  quella della corte papale opulenta e sfarzosa con la quale lei entra in contatto grazie alla sua relazione con Elpidio Benedetti, abate e segretario per gli affari a Roma di Mazzarino. La promessa artistica e l’abito talare non impedirà ai due giovani di amarsi segretamente, ma mai avranno una vita da condividere, anche anche a causa dell’ambizione di Elpidio che lo porta lontano da Plautilla.

Le donne che si sono dedicate alle arti hanno, nei secoli dovuto accettare di essere nascoste e defraudate dagli uomini della loro vita, padri, fratelli, mariti, che si sono appropriati delle loro opere, così come accadde a Plautilla. Solo con l’intermediazione di un uomo le donne potevano sperare di dedicarsi all’arte, ma poi dovevano anche accettare che i loro uomini potessero anche oscurarle, arrogandosi il diritto di fare proprie le loro opere, di firmarle al loro posto. Plautilla, solo grazie al sostegno di Elpidio, può diventare un’architettrice e costruire il “Vascello”, la strana villa a Roma, che fu teatro della resistenza dei volontari per liberare l’Italia  dai francesi, in aiuto al papa, nel 1848.

Il romanzo ha una scrittura molto ricercata, con l’intrusione studiata di parole quasi in disuso nella lingua italiana, come “inastata” e appesantita da lunghissimi elenchi esemplificativi che fanno diventare la scrittura manierista e artificiosa.

Non lo hanno denunciato per percosse, getto di pietre, contumelie, insulto, libello, devastazione di casa o di fontana, deturpazione di porta, visita di cadavere, illecita pratica, furto di disegni, affissione di cartello, dadi falsi, sfregio, rissa, eccesso, porto abusivo di spada o arma da fuoco, rottura di gelosie: insomma, la miriade di reati per cui vennero accusati e spesso condannati quasi tutti i suoi colleghi ,

 Altre volte, invece, le descrizioni sono quasi liriche e toccanti.

Azzurro, con un merletto crespo d’argento ricamato dalle onde. Azzurro che verso il largo assumeva una tonalità sempre piú cupa, fino a sembrare una lamina di metallo. Acqua, a perdita d’occhio. Separata dal cielo, di un celeste chiaro, da una linea netta come fosse tracciata col righello.

Il ritmo risulta un poco lento, ma la lettura è godibile. Molto interessanti le immagini che accompagnano il testo, che danno la possibilità al lettore, di entrare maggiormente nella storia. Una ricostruzione storica rigorosa ripropone la Roma seicentesca e barocca con la Chiesa cattolica che costruisce cattedrali imponenti per distogliere l’attenzione del popolo dal movimento luterano e li ricolma di opere di una bellezza unica e lussuosa, la Roma di Bernini, di Pietro da Cortona.

L’autrice riesce con  la sua scrittura elegante e ricercata, a tracciare, senza crudezza, anche le situazioni di scabrose e spaventose che facevano parte della vita quotidiana della povera gente, la morte sempre in agguato e la miseria dolorosa e insostenibile.

Plurime sono dunque le letture di questo romanzo. Esso è infatti un trattato sulla condizione femminile, la narrazione storica dello sfarzo del barocco romano, contrapposto alla povertà estrema del popolino, un saggio sull’arte del ‘600 italiano. Sullo sfondo Roma città violenta e feroce, estrema nella sua bellezza e nella sua povertà affamata. Un romanzo storico che nasce da una ricerca ventennale dell’autrice che ha avuto il compito di ripulire dalla polvere del tempo il ricordi di questa donna, architectura et pictura celebris, come lei stessa si definì, che riuscì a essere ciò che desiderava essere: una pittrice e una architettrice in una realtà ostativa e limitante.

Il romanzo ha vinto il premio MasterCard del 2020 e il Premio Manzoni per il romanzo storico 2021.

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