Regina di sangue

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TITOLO: La regina scalza

 AUTRICE: Ildefonso Falcones

TRADUTTORE: Roberta Bovaia e Silvia Sichel

GENERE: Romanzo storico

EDITRICE: Longanesi, Audiolibro Salani

 Lettore dell’audiolibro: Gabriele Calindri

 Anno: 2015

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Cartaceo

Come raccontare questo romanzo monumentale che imbandisce un intreccio di vite e di storie degli ultimi, fuse con maestria con la grande storia, che ha inciso pesantemente sull’esistenza dei popoli reietti: gli schiavi neri e i gitani.

La storia delle persecuzioni, delle ingiustizie, della disumanità inflitte alle donne è sempre più dura, più aspra, più violenta. Le donne subiscono sempre due tipi di violenza: quella delle ferite del corpo e quelle dell’anima, per le violenze perpetrate sul loro corpo di donne.

Gli uomini durante tutta la storia dell’umanità sono stati capaci di ogni nefandezza sulle donne, qualunque tipo di umiliazione. Sono stati i padroni assoluti della loro vita e davanti al corpo di una donna la prima scelta è stata quella di umiliare la sua femminilità, violare la sua intimità e privarla del senso di sé, nominandole con termini che dispregiano la sua onorabilità. La violenza sessuale è l’arma più sconvolgente che gli uomini hanno da sempre usato sulle donne, accompagnata alla violenza fisica, prepotente e alle volgarità.

La quasi totalità degli uomini di questo romanzo sono l’esempio infelice di questo modo esecrabile di relazionarsi con le donne. La donna era davvero l’anello debole in quel periodo storico, la Spagna del ‘700, soggetta a qualunque sopruso, senza alcuna possibilità di scegliere per la sua vita.

Questo era tanto più vero per donne come la Morena, Caridad, schiava delle piantagioni di tabacco a Cuba. La giovane donna viene strappata alla sua vita miserabile e a suo figlio, viene portata in Spagna dal padrone, che ha abusato di lei infinite volte e le ha portato via, vendendoli, i figli nati dalla loro abominevole unione. L’uomo muore durante la traversata e rende libera Caridad, che non sa che farsene della sua libertà, non sa cosa significhi procurarsi il cibo, lavorare, non sa nulla del mondo. Da quando è stata sottratta dai negrieri alla sua famiglia, poco più che bambina, ha vissuto come schiava, sa solo coltivare e lavorare il tabacco.  La schiavitù l’ha privata di se stessa, ma non ha cancellato i ricordi degli dei della sua gente, che sono il suo unico modo di chiedere alla vita ciò che le serve per non perdersi. Incontra uomini che abusano di lei senza scrupoli, la fanno vivere segregata, violata e poi, in fin di vita, la mandano via senza pietà alcuna.

La sua salvezza è una canzone triste che le esce dalle sue labbra da moribonda,  per chiedere aiuto alla dea della vita. Melchior, un patriarca gitano della famiglia Vega di Siviglia, la sente e ne rimane stregato. Porta la donna dai suoi familiari, dalla figlia, Ana, e da Milagros, la nipotina, che ama più di ogni altra persona al mondo.

Così si intrecciano i fili delle vite di questa gente e quella di Caridad, una rete complessa di vicissitudini, di vita fatta di musica e danze, di orgoglio, di dolore inesprimibile.

Un carosello di situazioni che si concatenano, tenendo il lettore appeso ad ogni riga, ad ogni pagina, incapace di smettere di leggere, avvinto alla storia drammatica e piena di forza che si intreccia davanti a lui.

I personaggi sono descritti con maestria e proposti al lettore con una potenza descrittiva tale da farli sembrare vivi. Quando finisci il libro ti mancano, continui a pensare a loro, a quello che hanno vissuto, a come hanno reagito alle avversità, alla loro potenza interiore che non li ha fatti perdere neanche quando nessuna speranza sembrava plausibile.

Donne capaci di grandi ed esemplari lotte, come Ana, la gitana che non ha mai piegato la testa e ha difeso con tenacia e orgoglio da gitana, gli ultimi, che anche il padre, Melchor sa essere capace di risolvere qualunque problema, di trovare soluzioni, di cambiare le cose, rimanendo fedele a se stessa.

Melchor, il patriarca dei Vega, uomo coriaceo che ha subito l’ingiustizia, remando nelle galee del re e non ha mai perso la sua astuzia, la sua capacità di gestire la sua vita e di proteggere chi ama. L’uomo in livrea gialla e bottoni dorati che merita l’amore e il rispetto di chi lo conosce o lo teme e ha, quale obiettivo la salvaguardia, della sua stirpe e della regola gitana.

Caridad, la Morena, che niente spezza, niente piega e che l’amore rende orgogliosa, scaltra, coraggiosa, capace di affrontare la morte senza paura.

Padre Joaquin, che non riesce a dimenticare il suo amore impossibile per la bella  gitana ed è artefice della sua salvezza.

L’ambiente storico delle città più importanti della Spagna, Madrid, Siviglia e dell’entroterra spagnolo, sono raccontati con tale perizia di particolari da rendere visibile gli scenari: se ne vedono i colori, le forme, i profumi, i suoni. Si vive la spettacolare vita gitana nei vicoli e nelle usanze e la mancanza di ogni forma di umanità di una galera del re che vuole eliminare i gitani dal suo regno. Sembra di essere nelle casupole spoglie e fetide della Madrid dei più poveri, nelle chiese dove niente è espressione d’ amore.

Lo stile è molto ricercato e ricco di momenti di grande liricità, che commuovono fino alle lacrime. Una lingua ricca, elegante, studiata fa da cornice a questo romanzo stupefacente. Anche le divagazioni storiche non sono mai pesanti e si amalgamano alla storia ispessendola e rendendola ancora più vera. La fluidità della lettura segue il ritmo velocissimo della narrazione, che lascia il lettore senza fiato, desideroso di proseguire, di sapere cosa accadrà dopo.

Alla fine sono le donne che vincono, che cambiano la realtà invivibile, che riparano ai torti, che fanno giustizia. La patriarca dell’unica famiglia gitana in cui vige ancora il matriarcato e le donne delle altre famiglie sostengono la famiglia di Ana Vega, che ha lottato per loro, subendo tante volte il  martirio, che ha permesso loro e alle donne delle loro famiglie in prigione, di sopravvivere e di non perdere la speranza.

Sono le donne che rispristinano la verità, che cancellano l’ingiustizia e il torto, che riparano alla malvagità e che impongono l’onore gitano, fondato sul rispetto. Le donne purificano, splendono e rendono migliore la vita degli uomini che sanno rispettarle e amarle. Un messaggio bellissimo e commovente alla fine di un romanzo che è davvero un capolavoro.

 Se non hai letto ancora niente di Falcones e ami i romanzi storici, non puoi perderti questo romanzo che, se la vita fosse più lunga, rileggerei più e più volte. Adesso inizio a leggere la “Cattedrale del Mare” che è il primo dei capolavori di questo scrittore, ma li voglio leggere tutti, ma proprio tutti i suoi romanzi.

Ho ascoltato questo romanzo con Audible, letto da Gabriele Calindri che è stato un valore aggiunto alla lettura del romanzo.

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