Traduttore: Nicola Caracciolo edizione Mondadori 2015

Penso che leggere i romanzi della letteratura classica sia necessario per chi vuole scrivere romanzi. Acquisire attraverso la lettura gli stili, le scelte tecniche di narrazione, il linguaggio usato, il vocabolario, l’uso dei differenti tipi di sequenze, le scelte descrittive, la delineazione dei personaggi è un beneficio che non può essere trascurato da una persona che vuole scrivere e vuole aspirare, magari, ad avere uno spazio nel mondo della scrittura. Scrivere non è un automatismo dettato solo da una dote, ma è un lungo lavoro che richiede conoscenze e competenze tecniche che si possono ottenere con corsi di scrittura, ma senza dubbio dalla lettura di grandi autori del passato e del presente.

Ho letto

” data-wplink-url-error=”true”>“Il cappotto”, che tanta fortuna aveva avuto; una protagonista femminile, giovane ed esposta ai mali, con un destino triste e un matrimonio senza amore come Eugénie Grandet, sono i personaggi necessari per un romanzo che possa essere appetitoso per il pubblico. Vuole essere un pittore dal vero della società russa, malandata e povera.  Così si mette a scrivere e dopo 9 mesi di grande lavoro, in cui il giovane scrittore si sfibra e riscrive l’opera più volte, spesso di notte per testare la sua resistenza nasce ” data-wplink-url-error=”true”>”Povera gente”.

La storia è molto semplice: Makar è un impiegatuccio, in là con gli anni, che è un lontano parente della giovane Varin’ka, orfana che ha ceduto alle lusinghe di un giovane uomo e, poi, è stata abbandonata e che ora vive di stenti, grazie al suo lavoro di sarta, nel palazzo di fronte all’abitazione, una fetida pensione dove vive Makar. Le lettere raccontano la vita di stenti, le sofferenze dei due poveracci, gli ambienti che frequentano, i soprusi e lasciano intravedere gli insani desideri di Makar verso la giovane, nascosti ad artificio, nel suo desiderio di volersi mostrare come un padre amorevole per la ragazza. 

Il romanzo è lento e a volte anche un poco ripetitivo nella trama. Presenta storie e comportamenti così lontani dalla nostra quotidianità che potrebbero sembrare leziosi, ostici e perfino noiosi, peggio incomprensibili a  chi si approccia alla storia non intendendola come una narrazione storica e non contemporanea,  come poteva esserlo nel periodo in cui fu scrittada Dostoevskij per i suoi lettori.

Cosa si impara da questo grande scrittore?

A tracciare gli ambienti, a descrivere personaggi e anime, a padroneggiare la narrazione, a renderla fluida. Si scopre uso dello stile adeguato alla pedanteria del vecchio Makar, con aspirazioni da letterato, e la verità della giovane Varin’ka. Bisogna apprezzare la capacità dello scrittore di misurare le parole, di tracciare immagini nitide, ma anche la sua dote unica di pilotare il lettore a provare sentimenti di repulsione verso il vecchio millantatore e, a provare compassione per la giovane donna sfortunata, che è preda dei suoi oltraggiatori.

Conoscere il primo Dostoevskij serve per interessarsi ai suoi grandi romanzi e apprezzarli, che è vero, non sono facili da leggere, non sono dilettevoli, ma devono essere letti come saggi di pura letteratura./vc_column_text]

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Rimani connessa leggerò altro di Dostoevskij, non tutto quello proposto dal gruppo di lettura, ma altri capolavori e te ne parlerò.