Lucia Maria Collerone racconta: il tè

diventare scrittore

Pensieri a matita

Il mondo visto attraverso i miei occhi

Ogni scrittore ha i suoi riti, quei piccoli gesti che danno la sensazione di non essere solo parole e immaginazione, ma reale quotidianità.
Io ad esempio adoro bere il mentre scrivo, e in questo articolo ti racconterò la ricetta perfetta secondo George Orwell per preparare questa antica bevanda.
Ogni settimana pubblicherò un nuovo articolo in cui ti racconterò qualcosa di me.

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Una tazza di tè alla George Orwell

 

Quando scrivo mi piace moltissimo bere una tazza di . Mi piace tenere la tazza tra le mani e a seconda di come mi sento cambio il tipo di tazza. A volte antiche tazze sottili che colleziono, altre le tazze di porcellana bianca sottile, altre delle spesse mug, altre ancora teiera e tisana.

Uno dei miei scrittori preferiti inglesi Doc George Orwell il 12 gennaio 1946 pubblicò sul «London Evening Standard» la sua ricetta in undici punti su come preparare una buona tazza di tè che ti rende l’idea di come gli scrittori siano fatti di quotidiano e di realtà e non sono solo parole e immaginazione. La riporto perché per me è il vademecum di riferimento. Mi sento un poco Orwell quando seguo le sue indicazioni.

“Prima di tutto si deve usare tè indiano o di Ceylon. Il tè cinese possiede delle virtù che non sono da disprezzarsi al giorno d’oggi – è economico e si può bere senza latte – ma non offre molti stimoli. Dopo averlo bevuto non ci si sente più saggi, più coraggiosi o più ottimisti. Chiunque abbia usato la frase “una buona tazza di tè” si riferisce invariabilmente al tè indiano.

Il tè dev’essere preparato in piccole quantità, cioè in una teiera. Se preparato in un recipiente più grande è sempre senza gusto, mentre in un calderone sa di grasso e risulta biancastro. La teiera dev’essere di porcellana o terracotta. Le teiere d’argento o fabbricate in Gran Bretagna producono un tè di qualità inferiore e quelle smaltate sono ancora peggiori; anche se è abbastanza curioso, una teiera di peltro (oggi una rarità) non è così male.

La teiera dev’essere scaldata prima. Meglio se viene fatto ponendola sul piano cottura piuttosto che attraverso l’usuale metodo di versarci acqua calda sopra.”

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