La scelta di Sophie di William Styron

Romanzo e film

La scelta di Sophie

Titolo: La scelta di Sophie

Autrice: William Styron    Taduttore: Ettroe Capriolo

Editore: Mondadori

Genere: Romanzo

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e book    

Cartaceo 

Film: La scelta di Sophie (1982)

Regia di Alana J. Pakula 

Attori: Kevin Kline, Meryl Streep, Peter MacNicol. 

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DVD

Stingo è un giovane della Virginia, stato del sud degli Stati Uniti d’America, che nel 1947, raggiunge la Grande Mela con l’intento di divenire uno scrittore. Sceglie di vivere a Brooklyn in una delle stanze in affitto offerte da una singolare signora di nome Yetta, che adora il rosa. Un angolo totalmente al di fuori della realtà caotica di New York, un’illusione di pacatezza in un mondo che ancora ha troppo vivo il ricordo della soffernza subita durante la guerra. Nella stessa casa vivono anche Sophie, una giovane polacca, e Nathan, un giovane ebreo, molto ricco e geniale. Tra Sophie e Nathan si intreccia una relazione burrascosa e altilenante tra dichiarazioni d’amore e litigate spaventose.

Stingo, raccoglie le confidenze di Sophie, che si lega a lui con tenerezza e si innamora della sua inquietudine, del suo  modo di guardare il mondo come se on fosse più viva. Sul braccio di Sophie sono tatuati i numeri che indicano la sua vicenda di deportata polacca ed è proprio Stingo che ne racconta la storia, con un racconto in backforward in cui ritorna al tempo del loro incontro.

Una lunga e appassionata narrazione, realistica, quasi cronicistica,  diretta e secca come quella degli scrittori che furono i modelli di Styron: Faulkner, e Wolfe. Ogni parola ha un peso ed è stata scelta con cura dall’autore, con attenzione quasi compulsiva. Come tutte le altre opere di Styron anche qui lo scopo della narrazione è quello di portare alla luce un tema forte e pungente. La storia di Sophie mette in luce la potenza del male e le conseguenze di sofferenza che non possono avere alcuna spiegazione e che hanno risvolti e  sfumature inimmaginabili. Il male che cancella tutto, che ha potere sulla vita delle persone e che li disumanizza, cancellando il senso del bene e del male, appiattisce la volontà e ne riduce la capacità di opporvisi. Ciò che resta è la necessità di sopravvivere, di trovare risposte, di fare scelte che concedano a chi le compiere di non soccombere. Sophie è investita da sensi di colpa che le incupiscono l’anima e le cancellano il desiderio di esistere, la scelta che ha fatto sotto i colpi violenti e disumani del male, è incomprensibile a chi non ha vissuto ciò che, invece, a lei è toccato vivere. Un romanzo in cui i rimandi letterari e filosofici hanno lo scopo di  sostenere la tesi alla base della narrazione e che donano spessore e tridimensionalità al romanzo.

Un romano lungo e reso ancora più famoso (nel 1980 il romanzo aveva vinto il National Book Award) dal film del regista Alan J. Pakula che valse il premio Oscar a Meryl Streep come migliore attrice protagonista e numerose nomination per altre sezioni del premio. Il film ha raccolto una lunga lista di premi prestigiosi e nomination, trai i quali il Golden Globe e il premio BAFTA solo per citarne alcuni.

 Il film riprende quasi esattamente il romanzo di Styron, anche se dice di meno di quanto lo scrittore aveva invece inteso narrare nel romanzo. Il rapporto tra Sophie e Stingo nel romanzo è prima un rapporto d’amicizia e culmina, poi, nell’atto amore compiuto dai due giovani dopo la narrazione della terribile verità che riguardavano la vicenda di Sophie nel lager. Nel film questo percorso è ridotto a una sorta di prima volta sessuale di Stingo, snaturandone la profondità del rapporto tra i due. La verità, che vuole a tutti costi nascondere, viene fuori solo perché Sophie si sente sicura con Stingo, compresa e non teme il suo giudizio. Non è un episodio di sesso, ma un atto di fiducia, un abbandono all’altro, cosa che nel film non si evince.

Il regista sceglie di raccontare le scene dei lager nazisti secondo il loro sguardo spietato e la loro filosofia di ordinato processo di sterminio, come a garantire un distacco. Mantiene le lingue sia dei tedeschi che quella dei polacchi, senza indugiare sull’orrore, perchè già terribili sono le narrazioni e drammatiche le vicende interiori dei personaggi, che si sentono già preda della morte, morti loro stessi che sono sopravvissuti, perché si sono salvati mentre molti altri sono morti. La scelta di Sophie pesa come un macigno e il dolore di Nathan aggrava la tensione fino al parossismo emotivo. 

Ho letto il libro prima e il mio cuore ha sanguinato, quando ho visto il film, l’esemplare recitazione degli attori, ma soprattutto di Maryl Streep e la fotografia di Nestor Almendros, mi hanno letteralmente sconvolto. Devo dire che il film è piuttosto fedele al romanzo e ne esalta la tragicità, la drammatica vicenda di Sophie, diviene un pugno al cuore, un aguzzo dolore che entra tra i pensieri e li avvelena di una realtà che non abbiamo vissuto, per fortuna, ma che non dobbiamo dimenticare.

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