Furono solo margherite: recensione

Pensieri a matita

Il mondo visto attraverso i miei occhi

Ho letto questo romanzo in una serata estiva siciliana, seduta nell’angoletto prezioso del mio balcone con le candele che illuminavano le pagine di questo breve racconto d’amore. Mi era stato consigliato su un gruppo di Facebook dopo aver chiesto titoli di esordienti che raccontassero storie familiari. Avevo voglia di scoprire tesori, di venire a contatto con quel mondo sommerso di narratori che non ha visibilità, ma talento. Volevo incontrare storie belle, vere e ricche di eventi, e ce ne sono davvero tante, soprattutto di donne che narrano di donne, come questo romanzo.
L’ho letto d’un fiato perché la scrittura è veloce e lineare, semplice ma non banale. La storia si dipana ricca e piena di eventi che lasciano con il fiato sospeso in cerca del “cosa succede dopo”.

Un racconto snello, che in poche pagine racconta l’intera vita della protagonista Edith, che a settantatré anni ricorda tutte le vicissitudini passate, con un realismo così forte e penetrante che ti fa sentire lì con lei nella povertà, tra i campi, nel suo cuore e nelle sue esperienze più importanti da bambina ubbidiente, da giovane donna con le idee chiare su cosa sia la vita e infine da anziana signora che guarda il mondo con gli occhi sazi di chi sa cosa sia l’amore, la passione per il proprio uomo, per i figli, che conosce la sofferenza, ma sa superarla nell’unione.

Didascalico nel dono delle perle di saggezza, come solo le anziane signore sanno fare, il romanzo ti fa affezionare alla protagonista Edith così disincantata e vera, così semplice come le margherite bianche di campo che rappresentano il suo stare al mondo senza fronzoli, ma anche l’amore e la passione per il suo Gregorio.

Gregorio è un ragazzone impacciato e brontolone, bello da mozzare il fiato, gran lavoratore, rispettoso, appassionato e romantico, che piange quando nasce un figlio, si rimbocca le maniche per chi ama e non ha paura di cambiare vita per darne loro una migliore.

La luce si spegne quando lui va via e anche il romanzo languisce, sembra quasi che non ci sia più nulla da raccontare, se non l’amore per i nipoti.

Edith è amante della lettura e insegna alla giovane nipote l’indipendenza e l’amore per sé e per il sapere. Il romanzo ha la sua voce, il suo filtro, il suo sguardo, quello di una donna semplice ma volitiva, coraggiosa e capace di sacrificio per ottenere ciò che desidera. Il suo modo di vedere le cose da bambina che ha vissuto la guerra e da giovane donna negli anni 50 e 60 in un paesino del Cilento, ha tradizione, cultura, religiosità. Il suo è un narrare semplice, tipico delle nonne che parlano dei loro tempi duri e senza frivolezze.

La vedi Edith, anche se non viene mai descritta, la immagini nei suoi abiti anni ’50 che invece sono narrati, nel suo abito da sposa, la senti nei suoi pensieri a volte molto poetici:

Le stelle non hanno paura di guardarle i romantici, che presi dai propri moti interiori non vi leggono domande. I romantici nelle stelle vedono la positività dell’amore, che illumina nel buio. Chi ha paura le stelle non le guarda.

 La senti viva e palpitante nelle sue emozioni, nelle sue paure, nelle sue certezze.

Questo romanzo è la narrazione della vita di una donna forte, coraggiosa, con grandi aspirazioni e dalle grandi capacità umane, solida, limpida, che non arretra davanti alle sofferenze, una storia romantica e appassionata, intrisa di sofferenza, ma colma di fierezza.

Tante le perle di saggezza, quelle di chi ha vissuto tanto e può dire:

 Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta da allora e se c’è un insegnamento che la vita mi ha dato, è che vale la pena di viverla.

Ho scoperto che la scrittrice che ha narrato questa storia è Vinci Riccio, una ragazza che aveva diciannove anni quando l’ha scritta e penso che in fondo solo il cuore di una giovane donna aperta alla vita poteva raccontare la storia di Edith con lo stesso disincanto di una donna della sua epoca.

Il romanzo dovrebbe essere più disteso, più narrato, arricchito nella descrizione di luoghi e personaggi che vengono solo sfiorati e narrati troppo velocemente, bisognerebbe inoltre che si entrasse meglio nelle relazioni tra alcuni personaggi, come ad esempio tra Edith e la sorella.

Andrebbe bilanciato alla fine, dove diventa scarno e frettoloso, penso per scelta della scrittrice che racconta la fine di una realtà totalizzante e quindi lo spegnersi dell’interesse per la vita in Edith.

Con questi cambiamenti penso che “Furono solo margherite” diventerebbe davvero un romanzo completo, ma Vinci ha ancora tempo e tanta stoffa da narratrice per migliorarlo.

A chi lo consiglio? A tutti coloro che amano le storie di famiglie incastonate in ambienti regionali che abbracciano cento e più anni di storia italiana.

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