come scrivere un libro: la scrittura

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Il boa visto da dentro

Guida pratica per aspiranti scrittori che non si arrenderanno mai

Quando scrivo lascio che la storia si svolga nella mia testa, come fosse un film, guardo le immagini scorrere e le racconto. Mi chiedo sempre come si sentono i personaggi, cosa provano.
Spesso sento l’urgenza di fermare un’idea prima di dimenticarla, per questo motivo scrivo dove capita: fazzoletti, scontrini, pezzi di carta del pane.
Scrivo di getto e raramente cambio idea.

Benvenuto nella mia rubrica dove ogni settimana pubblicherò un nuovo articolo in cui parlerò di scrittura a 360°.
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Quando comincio a scrivere seguo il filo della storia e immagino cosa potrà venire dopo, comincio a mettere i primi semi di conoscenza che permettono al lettore di orientarsi, di entrare nella storia.
Il primo capitolo deve introdurre il lettore nella storia e avvincerlo, ma anche incuriosirlo e cominciare a farlo appassionare ai personaggi. Inserisco sempre delle descrizioni degli ambienti in cui si svolge quel momento della storia e mi piace anche inserire descrizioni che assomigliano tanto alla poesia più che alla prosa.
Vedo la storia come un film che si svolge davanti a me, come se fossi lì a vederla, in grado di entrare anche nell’anima del personaggio, nei suoi pensieri, nel suo sentire. Mi domando sempre: come ti sentiresti tu, cosa proveresti, come si muoverebbe il tuo corpo e il tuo viso, cosa penseresti. Mi chiedo anche come si sentono e comportano le persone che sono con il personaggio, che vivono la stessa esperienza ma da punti di vista diversi, rivolti dentro se stessi o anche penetrati nella situazione e che vive il personaggio principale.
Vedo le scene e le descrivo, forse per questo la mia scrittura diventa filmica. Di solito scrivo di getto, nell’urgenza di raccontare ciò che vedo, poi mi fermo e lascio sedimentare. Di solito un capitolo per volta e ci ritorno, aggiusto, aggiungo, sistemo, elimino, insomma faccio una prima revisione e mi rimetto a scrivere, fino a che, capitolo per capitolo, la storia si compie. Spesso è la notte a portarmi consiglio. Allora nel buio della casa addormentata accendo la mia penna che si illumina nella punta e scrivo sul taccuino che ho sempre a portata di mano. Devo fermare le idee o scorrono via e, poi, la mattina non le ricordo più.
In qualunque luogo mi venga un’idea, devo trovare il modo di fermarla, sia anche scrivendola su un fazzolettino o un pezzo di carta per il pane. Ho preso appunti anche su scontrini e ricevute di bancomat.
Il muro della scrivania è pieno di “pizzini” e ho agende, agendine, fogli e foglietti sui quali segno ogni cosa penso mi serva o mi venga in mente.
Non cambio di molto la storia una volta che l’ho scritta, spesso correggo solo la forma per renderla più scorrevole, so per esperienza che la prima forma è quella che mi piace di più. Sono così anche con gli abiti, e qualunque altra cosa, amore a prima vista o niente.

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