IO S_NO LUCIA

ED OGGI TI RACC_NTERÒ LA MIA STO_IA

1964 - Io e papà

Nasco il giorno della Domenica delle Palme e prendo il nome delle mie due nonne: Lucia. Questo nome è come un indirizzo d’azione, come un compito o per lo meno me lo sono sempre sentito così addosso. Devo rischiarare il buio, illuminare, splendere e riempire di luce le stanze buie. Venendo al mondo corono il sogno dei miei genitori, giovani, innamorati, di creare una famiglia e sono la prima di quattro figli. Sono una bambina sveglia dagli occhi vispi e un amico di famiglia quando mi vide disse che avevo gli occhi curiosi e che sarei stata “sperta”.

Non ho capito per molto tempo che le mie sorelle erano altro da me, sono esistita e loro con me. Quando è nato mio fratello avevo sette anni e mi sono cucita il ruolo della mammina, perderlo è stato come perdere me, il lutto nel mio cuore non ha mai cambiato colore e spunta in ogni racconto, ineluttabile, orribile, sconvolgente.
A poco più di tre anni i miei genitori si trasferirono dal paesello ennese in cui vivevamo a Brescia, dove mia madre aveva assunto il ruolo di maestra nella scuola elementare. Papà lasciò la sua terra e la seguì, portando con sé tutta la famiglia. Così comincia la mia vita lì, sospesa tra la terra del sole e quella della nebbia, dove mi sentivo a casa però, mentre mio padre soffriva e arrancava, desiderando ritornare a casa. Siamo tornati in Sicilia quando avevo poco meno di diciassette anni, uno dei traumi dai quali non penso di essermi mai completamente ripresa, tanto fu la differenza tra una vita, florida di esperienze, ad una vita povera nella città smunta e vuota in cui siamo venuti a vivere.

1971 - Sorella maggiore

1973 - La mia prima opera

Non ho imparato a leggere, né a scrivere in prima elementare, il mio maestro disse che ero monella e invitò mio padre a trovarmi un buon partito, tanto ero abbastanza carina da trovarne uno facoltoso che mi facesse fare la principessa. Io però sono sempre stata tutto fuorchè una principessa! Cambiando quartiere andai in un’altra scuola dove incontrai la maestra Maria Natoli e lei, guardandomi negli occhi mi disse che una bimba con quegli occhi intelligenti e così brava a dipingere non poteva non imparare a leggere e scrivere. Me lo insegnò lei. Imparai ad amare la lettura e la narrazione, imparai a scrivere i miei racconti e la mia prima opera fu il mio quaderno per la Festa della Mamma, pieno delle mie poesie e dei miei racconti d’amore per lei e per la mia famiglia.

Raccontare storie mi è sempre venuto naturale, come disegnare. Andare a scuola invece è sempre stato faticoso e difficile, la mia dislessia veniva scambiata per sbadataggine, per superficialità, distrazione. La mia testa era tra le nuvole sempre. Scrivo bene e mi esprimo bene, la scuola superiore scelta dal mio papà, perché fare la maestra è un lavoro adatto a chi vuole fare una famiglia, finisce ed io mi dimentico di essere una scrittrice e una pittrice, mi perdo, mentre costruisco le basi del mio futuro. Mi diplomo e poi la laurea in lingue straniere e una lunga carriera da precaria.
Inizio il mio progetto di vita, la mia famiglia, come ogni brava ragazza degli anni ‘80 fa entro i 25 anni. Sposo il mio amore per sempre, Salvatore.

1980 - Con Salvatore

2004 - Tutti insieme, felici

Divento mamma a 26 anni di Marta, la mia pallina di carne per la quale comincio a scrivere favole, poi arriva Elisabetta, la regina del nostro cuore e a 36 anni Corrado, il mio grido d’amore per la vita.
Scrivo solo filastrocche e racconti e per il resto leggo, leggo montagne di libri.

Un giorno mi guardo allo specchio e la donna davanti a me non mi sembra di conoscerla, è come se mi mancasse qualcosa. Ritorno alla carta e alla penna e comincio a partecipare a premi letterari, li vinco tutti, il primo con un racconto dedicato alla mia amica Fulvia. Vinco diversi tipi di premi: racconto, fiaba, racconto erotico, storico.  Comincio a frequentare corsi di scrittura creativa e nel 2003 partecipo al premio Cimitile con il mio primo romanzo “Lungo il cammino” e, al di sopra di ogni aspettativa, lo vinco.  La critica è molto favorevole al mio modo di scrivere, mi sento lusingata e si aprono porte inaspettate, ma io devo chiuderle tutte.

2003 - Lungo il cammino

2010 - 200 giorni. La dislessia tra i banchi e la vita

Ho una difficoltà da affrontare e superare, la dislessia che impedisce ai miei figli di avere una vita scolastica serena e incupisce i loro sguardi bambini. Ripongo ogni storia narrata nel cassetto della irrealtà e affronto la tigre. Imparo ogni cosa che posso, leggo solo libri scientifici, invento un metodo, creo una sede associativa, faccio ricerca in azione, mi iscrivo ad un dottorato. Mi rimetto a scrivere narrativa solo per creare il romanzo che avrebbe dovuto divulgare un nuovo modo di vedere la dislessia, il cambio culturale necessario perchè si arrivasse ad una didattica inclusiva. Nasce così “200 giorni. La dislessia tra i banchi e la vita”.

Divento nonna all’improvviso e la Gioia riempie la mia casa, mi toglie il fiato, mi riporta a cantare filastrocche, ninne nanne, a narrare favole e a disegnare orchi, principesse, supereroi.

2012 - "Gioia" tra di noi

Oggi - Phychè. L'anima non si imprigiona

Quando l’ultimo dei miei figli si diploma e la dislessia è solo un ricordo che nessuno vuole rivivere, ritorno ad aprire il cassetto delle parole da narrare e tiro fuori le mie storie abbandonate, riprendo i libri e il loro profumo di vita e rinasco.