L’unione fa la forza, ma la lotta è dura.

CAPITOLO 8

Arrivarono nella grande casa colonica a sera inoltrata. La campagna era silenziosa e piatta sotto il cielo scuro e sereno. Faceva freddo e l’aria era frizzante, entrava dalle narici e sembrava farsi strada come un uragano nei polmoni. Scaricarono i bagagli e si riunirono nel salottino in vimini, che riempiva a malapena l’angolo della grande sala d’ingresso. La stanza era arredata con gusto, piena di mobili antichi tipici degli inizi del Novecento siciliano. I due robusti divani, ricoperti di cuscini dai fiori gialli, spiccavano allegri vicino al camino e una sedia a dondolo di vimini faceva bella mostra di sé, accanto a un tavolinetto vetrinetta pieno di ninnoli di vetro di Burano coloratissimi.

Moltissimi attrezzi antichi pendevano dalle pareti e fiori secchi, dalle sfumature polverose, coloravano l’atmosfera, spuntando puntuti e spigolosi da vasi e pentolacce di rame.

Santi accese il fuoco nel camino con i vecchi tronchi secchi e scoppiettanti che presero ad ardere luminosi, in breve tempo. Sul fondo della sala c’era una cucina in muratura.

I nonni di Santi non ci andavano che di rado, così anziani da dover aspettare qualcuno che li accompagnasse là, ma la dispensa era ricca di ogni ben di dio e di numerosi barattoli di leccornie siciliane, che sfilavano colorati sugli scaffali in legno, posti sulla cucina.

L’insieme era accogliente e grazioso. Le ragazze si sentirono subito a loro agio. Era piacevole e rassicurante trovarsi tra quelle cose antiche e solide.

Santi si sedette tra le cinque donne, sulla sedia a dondolo, che era la preferita del nonno.

Le ragazze sembravano così spaventate e insicure. I visi lisci, sembravano di porcellana tanto erano bianchi e tirati. Profonde occhiaie bluastre ombreggiavano i loro occhi scurissimi e persi.

Si assomigliavano incredibilmente e pendevano dalle sue labbra.

Le guardò a una a una e sorrise a ognuna di loro, come a volerle rassicurare individualmente, come a voler infondere loro calore e serenità. Si sedette sulla punta della sedia che alzò lo schienale dritto sopra di lui. Voleva dare l’idea di essere pronto all’azione, come un atleta che si prepara allo scatto per la gara e la vittoria. Si schiarì la voce e cercò di farla vibrare limpida e pacata, come se tutto fosse sotto controllo.

“Facciamo un piano d’azione. So tutto su quello che è successo e ho bisogno di tutte voi.      Ognuna avrà un compito specifico. Tutte sapete usare bene il PC e la rete. Questo ci rende capaci di avere ciò che ci serve, ogni informazione, riscontro. Una di voi è medico?”

“Sono io, Daria. “

“Lei vi seguirà dal punto di vista medico. Affidatevi a lei per ogni problema, tenetela aggiornata su tutti i cambiamenti fisici e qualsiasi altra cosa che noterete di strano vi stia accadendo. Lei saprà come aiutarvi.” La donna fece cenno che tutto era semplice e facile per lei. Ora che sapeva cosa fare sarebbe stata grande.

“Chi è la giornalista?”

“Io. Sono Carla. “

“Carla farà osservazioni sistematiche, prenderà i dati e farà dei resoconti giornalieri di ogni cosa che scopriremo, studieremo, stabiliremo e ne farà relazioni e dati statistici. La mia traduttrice personale dov’è? “

“Eccomi, sono Lia. “

“Tu trasformerai ogni informazione in lingua straniera che troveremo su Internet in qualcosa di comprensibile per me che conosco solo l’inglese da scienziato di biologia molecolare e mi perdo se si parla d’altro.” disse sorridendo per spezzare la tensione. Miriam è la maga del PC, la nostra fonte di approvvigionamento dati. Ci farai da ragioniera per la gestione del fondo cassa che, mi pare di aver capito, avete deciso di mettere per tutte le spese, che non saranno poche. Infine l’analista, Sonia mi pare. Tu sarai responsabile del laboratorio d’analisi. Mi aiuterai nelle analisi e penserai a tutto ciò che serve per rendere il laboratorio funzionale. Siamo grandi, troveremo la soluzione per comprendere ogni cosa e risolveremo il problema ” disse convinto e con una sottile eccitazione nella voce, tipica di chi accetta una sfida.

Si guardarono negli occhi e si sentirono uniti, forti. Recuperarono la fiducia e la rabbia giusta per vincere. Chiacchierarono un altro poco e misero appunto molti dettagli sul da farsi. Era tardissimo quando decisero di andare a dormire.

Salirono al piano di sopra e scelsero la sistemazione; nelle due stanze grandi avrebbero dormito le ragazze, nella stanza che era sempre stata di Santi avrebbe dormito lui. Disfecero le valigie e andarono a letto.

Santi aspettò che tutto fosse calmo per uscire nello spiazzale davanti la casa. Come era bella la notte in campagna, così nera e profonda. Nessuna luce artificiale la illuminava innaturalmente e la luna era solo un piccolo quarto. Si sedette sul sedile di pietra dove stava la nonna a guardarlo, mentre giocava con le formiche, sferruzzando quel numero enorme di aghi appuntiti, per fare le calze di lana, per tutta la famiglia.

Lì c’era tutta la sua infanzia, la sua serenità, il suo senso di appartenenza, si sentiva forte e sicuro. Sembrava tutto così tranquillo e pacifico, ma non lo era. Miriam la sua dolce Miriam.

Come aveva potuto quel bastardo farle quella cosa? Chi era? Che cavolo di poteri aveva? Perché fare una cosa del genere? A tutte quelle ragazze poi. C’era una spiegazione a questo e lui doveva trovarla.

Si sentì infinitamente piccolo, infinitamente solo, schiacciato da quella coperta di stelle, fredda e lontana. Non c’era neanche la nonna, che sapeva incoraggiarlo, non c’era neanche il nonno, che sapeva mettere a posto ogni cosa rotta, con le sue manone dalla pelle spessa e bruna.

C’era solo lui, piccolo, infinitamente piccolo. Una delle formiche con le quali si era sempre divertito a giocare da bambino. Adesso lui era la formichina e Aaron il gigante dispettoso che lo metteva in difficoltà.

Sentì una mano toccargli la spalla e trasalì. Era Miriam avvolta in uno dei suoi maglioni.

Le gambe nude che spuntavano lisce e argentate dai riflessi della falce di luna. Era una visione. La abbracciò ed entrarono a casa, senza dire una parola. Si accucciarono sul divano, l’una dentro l’altra, come avevano fatto tante volte e si addormentarono, davanti al camino scoppiettante, protetti dalla coperta a quadri, fatta all’uncinetto, dalla nonna di Santi.

Miriam sentì Santi entrargli nell’anima e la paura volò via nella notte, scappando come un drago sconfitto, davanti al cavaliere coraggioso.

Santi sentì Miriam entrargli nell’anima e la paura si erse come drago battagliero davanti al piccolo cavaliere goffo e dall’armatura ammaccata.

La strinse più forte a sé e si lasciò prendere dal sonno più agitato e pauroso che avesse mai fatto.

Photo by Sandhiya R on Unsplash

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